Giovedì 11 settembre, alle ore 18,30 nella sala riunioni del padiglione 5 della Fiera, Ebiart e Confartigianato Pordenone propongono un incontro dal titolo “Il decreto legislativo 81/2008 e la valorizzazione della bilateralità in materia di salute e sicurezza sul lavoro”.
Il convegno inizierà con i saluti del presidente di Confartigianato Pordenone Silvano Pascolo, per proseguire con l’intervento di Dario Bruni, presidente dell’Ebiart del Friuli Venezia Giulia, di Gabriella Galli, rappresentante sindacale, coordinatrice del comitato paritetico nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro dell’artigianato, e Tommaso Campanile, rappresentante datoriale, del coordinamento paritetico nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro dell’artigianato. L’incontro si svolge nell’ambito del Salone dell’artigianato, la vetrina dell’artigianato pordenonese allestita all’interno di Multifiera, grazie al sostegno della Cciaa e il contributo del fondo previsto dalla legge regionale 30/2007, come occasione di approfondimento di temi di grande interesse per gli imprenditori artigiani. E tra questi vi è la sicurezza sul lavoro «che, per le imprese artigiane, è un valore», rimarca il presidente di Confartigianato, Silvano Pascolo.
«Il convegno – spiega Pascolo – si occuperà del decreto legislativo 81 e della valorizzazione della bilateralità in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.
Un tema quanto mai d’attualità per due ragioni: l’esistenza di un fenomeno che presenta numeri sicuramente molto elevati, e il varo di provvedimenti che dovrebbero avere come obiettivo il migliorare le condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro. E non posso esimermi da una critica severa nei confronti di provvedimenti che non tengono conto della realtà delle imprese, che nascono sull’onda dell’emotività, che sono troppo spesso estranei a quanto avviene all’interno delle aziende e che non riconoscono quello che invece è un dato di fatto: nelle imprese artigiane, nelle piccole imprese, il datore di lavoro si trova sempre al fianco del suo dipendente. Non sta da un’altra parte, dietro una scrivania, nell’attico di qualche palazzo. E’ lì, sull’impalcatura, dietro un tornio, dentro uno scavo. E accanto a lui ci sono dipendenti ma anche familiari, mogli, figli, mariti, nipoti.
Ipotizzare una criminale gestione di un’imprese sotto il profilo della sicurezza è, dunque, un errore. Siamo convinti, e la dimostrazione è presente nelle centinaia di iniziative che abbiamo organizzato nel corso degli anni, che solo una corretta, costante, continua formazione ed informazione, possono determinare la nascita e l’affermazione di una vera cultura della sicurezza. Non certo le sanzioni milionarie».
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