«Il lavoro artigiano contiene tutta l’etica di cui abbiamo bisogno», si basa sulla collaborazione e la cooperazione, e non su una esasperata competizione, per cui è un modello non solo di impresa, ma anche sociale. Citando Sennet, Silvano Pascolo, presidente di Confartigianato, ha chiuso l’intervento all’affollata assemblea degli artigiani di sabato 13 dicembre al Don Bosco, convocata per fare il punto sulla situazione e parlare del decreto legislativo 81/2008 sulla sicurezza del lavoro, con una nota di ottimismo, alla quale ha aggiunto la fiducia: «abbiamo attraversato tante crisi, ma dspiegando la cultura del fare e il sacrificio, le abbiamo superate. Accadrà anche questa volta». Prima però ha snocciolato i dati dell’impatto della crisi sul settore. «I principali indicatori disponibili sono tutti in negativo – ha esordito -. Meno ordini, meno produzione, meno fatturato. Colpite per prime le grandi aziende, a maggiore contatto con il mercato globale, e a cascata gli effetti non possono che riverberarsi sulle piccole e medie imprese, in particolare della subfornitura, che hanno assorbito subito l’impatto derivante dalla contrazione generale. Va anche detto – ha precisato Pascolo - che parliamo di una crisi, quella finanziaria, che si è abbattuta sulle imprese già in sofferenza per ragioni diverse, non ultime il calo dei consumi, aggravando quindi una situazione difficile e portandola ai limiti del sostenibile. Una crisi finanziaria che, come ho già avuto modo di dire, ci vede esclusivamente nel ruolo di vittime, e non di protagonisti». L’incremento della cassa integrazione in provincia è a tre cifre, per quel che riguarda specificatamente l’artigianato «a fine novembre gli accordi di sospensioni a zero ore o di riduzione di orario di lavoro per i dipendenti di aziende artigiane, hanno riguardato 29 aziende del settore metalmeccanico, con 155 dipendenti coinvolti; 32 imprese del legno per 244 lavoratori, 14 imprese di altri settori, dalla ceramica al tessile, dai lapidei ai grafici, alle pulizie, con 76 addetti. Nel settore della meccanica – ancora Pascolo - registriamo una maggiore incidenza nei comuni di Maniago, Spilimbergo, Sequals, San Vito. Per il legno l’area è quella del Distretto del mobile; per restanti settori le pratiche interessano i comuni più diversi». I vari livelli di difficoltà si sono abbattuti con più violenza su alcuni comparti, «penso al trasporto conto terzi e all’edilizia. Il primo alle prese con costi strutturali sempre crescenti e una concorrenza sempre più agguerrita, e non sempre leale.  Il secondo con il mercato del “mattone” che dopo anni di crescita anche importante, dal 2007 è in flessione. Per di più – ancora il presidente degli artigiani - proprio in questi giorni è scattato un nuovo allarme per il comparto, quello legato ai bonus fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, ovvero la detrazione del 55% ad opera dei committenti e quindi dei proprietari degli immobili. Abbiamo chiesto al Governo, interessando di ciò anche i parlamentari locali, di ripensare questa norma alla luce dei vantaggi che essa comporta per le imprese del settore, che in questa nicchia di mercato hanno trovato nuove opportunità di lavoro, per l’occupazione, e anche per le casse dello Stato». Tornando al quadro generale, Pascolo ha ricordato che nei primi nove mesi dell’anno in provincia di Pordenone sono nate 312 aziende ma ben 422 sono quelle cessate. Nello stesso periodo del 2007, le nuove iscrizioni erano state 326, le cessazioni 328. L’artigianato possiamo dire che fino ad ora ha retto: 8169 le imprese attive, 105 le neo-costituite, 103 le cessate». L’analisi ha riguardato poi il credito, la “stretta” operata dalle banche, e le azioni che Confartigianato ha avviato, come gli accordi con gli istituti di credito siglati direttamente o attraverso il Confidimpresa Fvg. Pascolo si quindi soffermato sul confronto con la Regione che ha prodotto interventi specifici per il settore come il fondo di co-garanzia per facilitare l'accesso al credito da parte delle Piccole e medie imprese, e contenere i tassi d'interesse; e il Fondo di sostegno che, attraverso la finanziaria regionale Friulia, permetterà di rafforzare la struttura patrimoniale delle imprese. «Ci stiamo muovendo in tutte le direzioni e a tutti i tavoli, da quelli locali e regionali a quello nazionale, per definire, sollecitare, promuovere interventi a sostegno delle nostre imprese – ha proseguito -. Proprio da Pordenone è partita la raccolta di firme per la revisione degli studi di settore che ha ottenuto il risultato che si era prefissa». Riguardo ai provvedimenti del Governo, «il decreto anti-crisi va nella direzione giusta. Ma per renderlo davvero efficace va completato e corretto». Infine gli elementi di positività: «il primo è una conferma che arriva da un sondaggio compiuto da Confartigianato nazionale tra le imprese associate. Ne emerge che gli imprenditori sono generalmente preoccupati per le sorti dell’economia ma, nonostante tutto, fiduciosi nelle potenzialità della propria azienda. Il secondo arriva da un'altra fonte, dal sociologo americano Richard Sennett (di cui è appena uscito un libro, “L´uomo artigiano”, - The Cfraftsman, edizioni Feltrinelli) che è il primo di una trilogia dedicata alla proposta di una "cultura materiale" che rovesci il pregiudizio negativo sulla manualità. Una difesa dell´abilità nel fabbricare le cose e più in generale del lavoro ben fatto, capace. Quello dove testa e mano sono collegate e il rapporto con la materialità della vita è saldo». «Siamo i depositari di questa cultura del fare – ha concluso Pascolo - , e grazie ad essa abbiamo attraversato tanti momenti difficili, tante crisi, e ne siamo sempre usciti. Accadrà anche questa volta, dispiegando voglia di fare e spirito di sacrificio, qualità che davvero non ci mancano». E‘ stato quindi l’ingegner Fabio Veronese, il professionista esperto di sicurezza sul lavoro e ambiente di Confartigianato Pordenone, ad illustrare le principali novità del decreto legislativo 81 e gli adempimenti ai quali le imprese artigiane dovranno adeguarsi, pena pesantissime sanzioni. Un decreto «che cambia tutto – ha iniziato Veronese -, visto che cancella la 626 e la 304, ma che in realtà non cambia quasi nulla. Coinvolge tutti i settori e tutti i lavoratori, istituisce nuovi obblighi e appesantisce le sanzioni». Imperativo il documento sulla valutazione dei rischi, compreso quello da stress derivante dall’attività: la sua assenza comporta per l’imprenditore inadempiente l’arresto da 6 a 8 mesi e una sanzione da 5 mila a 15 mila euro. Se il documento c’è ma non viene conservato in azienda, la sanzione va da 3 mila a 9 mia euro». Se la violazione viene contestata ad una società di persone, il rischio è che la multa venga moltiplicata per il numero dei soci. Per non parlare poi del caso in cui avvenga un infortunio che comporti lesioni gravi o gravissime e venga riconosciuta una qualche responsabilità del datore di lavoro: la sanzione è di centinaia di migliaia di euro: quel che basta per far chiudere un’impresa. Tra gli adempimenti anche alcune assurdità, come quella della “data certa” sul documento di valutazione dei rischi. Ma come si ottiene una “data certa”? O recandosi da un notaio, che ovviamente ratificherà la data ed emetterà una parcella. Oppure c’è chi ha pensato bene di recarsi in Posta per farsi apporre la famigerata “data certa”, provocando non pochi problemi al dipendente addetto allo sportello. Veronese ha quindi ricordato la scadenza del 31 dicembre 2008 che le aziende fio a 10 dipendenti possono rispettare con un’autodichiarazione in cui specificano di aver aggiornato il documento di valutazione dei rischi; più complesso l’iter per le imprese di maggiori dimensioni. Da qui la considerazione di Pascolo su norme, come quelle contenute nel decreto 81 (306 articoli e 51 allegati) siano assolutamente sproporzionate alla dimensione della micro-impresa e prevedano un carico burocratico, e anche dei costi, difficilmente sostenibili per le Pmi. Citando i dati sul fenomeno infortuni, Veronese ha ricordato che nel 2007 in provincia sono state denunciate 270 malattie professionali e circa 7.200 infortuni, specificando che un eventuale riconoscimento di malattia professionale comporta, per l’impresa, costi che raggiungono anche i 50 mila euro. «E’ vero – ha concluso Veronese – che il sistema sanzionatorio è pesante e sproporzionato, ma è anche vero che la sicurezza in azienda deve diventare parte integrante del prodotto o delle lavorazioni della vostra impresa». In chiusura il segretario di Confartigianato Pordeone Gianfranco Trebbi ha ricordato l’impegno dell’associazione per modificare il quadro normativo e renderlo più compatibile con la dimensione delle Pmi, mentre Pascolo ha ribadito: «non chiediamo meno sicurezza ma che la sicurezza sia applicabile. Sì alle norme sostanziali, no alla burocrazia»
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