Pietro Zanusso, molitore, custode di un’arte, quella di macinare la farina, vecchia di secoli; Vanni Bianchi, tassidermista, tra i più abili al mondo; Fulvio Del Tin, l’artigiano delle armi antiche capace di forgiare una nuova Excalibur: sono stati loro i protagonisti di una tavola rotonda svoltasi all’ex convento di Valvasone nell’ambito di “100 paesi una provincia in festa”, manifestazione promossa dalla Provincia. Obiettivo del convegno non solo far conoscere questi imprenditori, ma il valore che aziende come queste portano con sé. «La conoscenza che nasce dall’esperienza, e insieme la passione per ciò che si fa e il desiderio di migliorare costantemente il proprio prodotto o il proprio servizio, e insieme l’orgoglio di ciò che si fa e, soprattutto, di ciò che si è. E infine essere ciò che si è e ciò che si fa. Nessun “dovere”, o “obbligo”, o “sforzo”: solo volontà. Gli artigiani d’un tempo erano così – ha spiegato il presidente di Confartigianato Pordenone, Silvano Pascolo -. Artigiani di famiglia, custodi della tradizione e delle abilità che si tramandavano di generazione in generazione. Artigiani per vocazione, perché capaci di apprendere anche solo guardando i segreti del mestiere. Artigiani orgogliosi, perché consapevoli del valore che erano capaci di dispiegare nella loro attività». Molte di queste qualità, che nel vocabolario del business oggi chiameremmo “valore immateriale”, sono andate perdute. «In parte perché forse non siamo stati capaci di trasmetterle, in parte perché per i nostri figli abbiamo sognato un futuro diverso, con meno fatica e magari maggiori entrate – ancora Pascolo -. In parte perché l’imporsi di un’economia industriale ha modificato il nostro modo di essere: lavorare non più o non tanto per realizzare se stessi, quanto per ottenere denaro da spendere nella restante parte della giornata. Del resto che orgoglio si può provare di fronte ad un oggetto che esce dalla catena di montaggio in cui il nostro ruolo è stato, ad esempio, avvitare un bullone…». «Siamo, come categoria, l’ultimo baluardo della passione per il proprio lavoro, l’ultimo esempio di persone che sono ciò che fanno, che vivono il proprio mestiere con amore e dedizione – sottolinea il presidente -. Che concludono la propria giornata esausti ma felici, preoccupati, certo, ma anche fiduciosi nelle proprie capacità, nel proprio mestiere, nella propria arte.Persone che vivono ciò in cui credono». Non solo parole, ma fatti, rintracciabili nell’esperienza, nella vita e nelle scelte degli imprenditori Zanusso, Bianchi e Del Tin, che della propria passione hanno fatto un’attività, e che in questa occasione si sono resi disponibili a raccontare la loro esperienza di vita e di impresa, moderati da Gianfranco Trebbi, segretario regionale di Confartigianato Friuli Venezia Giulia.
Il convegno è stato seguito da un pubblico attento, così come gradimento ha ottenuto la mostra “Il mestiere come identità” allestita sempre a Valvasone. Una mostra che ha raccontato ciò che eravamo e, per alcuni versi, siamo ancora. Artigiani. Sapienti maestri in attività quasi scomparse, come il cestaio o la filatrice, o in professioni che ritroviamo ancora nel quotidiano, come il panettiere o il barbiere. Un universo, quello artigiano, che evolve in continuazione pur restando fedele a se stesso, perché l’artigiano di oggi dispiega nella propria attività la passione, il sapere, l’attenzione, la capacità di sempre. A questo mondo, nel suo volto di ieri, Confartigianato Imprese Pordenone ha dedicato la mostra degli antichi mestieri, all’interno della quale sono state ricostruite le botteghe dei nostri nonni, gli attrezzi d’un tempo, oggetti scomparsi e altri impiegati ancora oggi. E’ stato proposto il laboratorio del fabbro, la bottega del lattaio e del casaro, quella del bottaio, il cantiere del muratore, il laboratorio del calzolaio, il lavoro del cestaio, la filatrice alle prese con il telaio, il mestiere del barbiere, il forno a legna del panettiere, e la sedonera. Tante ambientazioni per raccontare l’artigianato di ieri, le sue tradizioni, i suoi prodotti, e scoprire così le radici dell’artigianato di oggi.
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