|
Sono le “tasse” imposte per l’iscrizione all’Albo nazionale dei gestori ambientali
Su circa 3.500 imprese pordenonesi, circa 100 mila in Italia, in prevalenza dei settori dell’edilizia e dell’installazione di impianti, sta per abbattersi una “tassa” da 34 milioni di euro.
Si tratta dei balzelli per l’iscrizione all’Albo Nazionale dei gestori ambientali - Sezione trasporto in conto proprio di rifiuti. In pratica, le imprese che per svolgere la propria attività devono smaltire rifiuti, sono costrette ad iscriversi all’Albo e ad effettuare i seguenti versamenti: 50 euro per l’iscrizione all’Albo Gestori Ambientali, 168 euro per la tassa di concessione governativa, altri 120 euro per diritti di segreteria. Totale: appunto 338 euro (ai quali si devono aggiungere anche 14,62 euro di diritti di bollo) a fronte di nessun servizio. Infatti questi soldi non servono per pagare lo smaltimento dei rifiuti ma soltanto per finanziare la tenuta dell’Albo nazionale Gestori Ambientali. «Consideriamo questa somma del tutto ingiustificata, l’ennesimo assurdo prelievo dalle tasche degli imprenditori» tuona il presidente di Confartigianato Pordenone, Silvano Pascolo. Che aggiunge: «Quali altre scuse si possono inventare per giustificare continue richieste di denaro? Questo stillicidio di tasse e contributi, cumulativamente arrivati a ben 338 € per una “iscrizione” che avrebbe potuto essere gratuita e concessa in via generale e che soprattutto non migliora di nulla la tutela ambientale, rappresenta un vero scandalo, lo specchio di un modo di concepire la Pubblica Amministrazione solo come percettore di risorse economiche. Si ponga immediatamente un fermo a tale ingiustificata pretesa che aumenta il distacco tra le imprese e lo Stato, incrementando la frustrazione e la rabbia di chi, per la sua operosità, andrebbe al contrario sostenuto».
Le nuove regole per l’iscrizione all’Albo nazionale dei gestori ambientali sono scattate dal 13 febbraio e impongono che le imprese che effettuano la raccolta e il trasporto dei propri rifiuti sia pericolosi, che non pericolosi, dovranno effettuare l’iscrizione obbligatoria all’Albo dei produttori iniziali di rifiuti utilizzando la nuova modulistica predisposta dal Comitato nazionale da cui dipende l’Albo.
Dal punto di vista pratico, la nuova procedura non è particolarmente complicata e prevede la compilazione di un solo modulo. A differenza della modalità di iscrizione precedente, che richiedeva l’invio di una semplice comunicazione, ora il titolare dell’impresa deve sottoscrivere alcune attestazioni sotto la propria responsabilità. Una formula più ‘impegnativa’, che riconosce alla comunicazione lo status di una iscrizione effettiva a un Albo.
«Confartigianato Pordenone – spiega Pascolo - ha segnalato da subito due aspetti critici della nuova delibera. Il primo riguarda i tempi di rilascio dell’autorizzazione, il secondo i costi di iscrizione all’Albo. La delibera prevede che le Sezioni Regionali dell’Albo debbano emettere il provvedimento di autorizzazione entro trenta giorni dalla richiesta.
Durante tale periodo l’impresa non potrà effettuare il trasporto dei propri rifiuti. Si tratta dell’aspetto più negativo introdotto dalla nuova norma. In precedenza, infatti, non era previsto alcun fermo dell’attività: per proseguire, era sufficiente inviare la comunicazione».
Particolarmente confuso, “inadeguato” ed eccessivamente oneroso - secondo Confartigianato Imprese Pordenone – il nuovo regime economico previsto dal Comitato nazionale per l’iscrizione e per la permanenza nell’Albo. Oltre al bollettino di 50 euro, alla tassa di concessione governativa di 168 euro, è emersa l’intenzione di alcuni Comitati regionali di far pagare la concessione governativa, non solo all’atto della registrazione, ma anche in presenza di qualsiasi variazione anagrafica segnalata dall’impresa. A questo si aggiunge anche la previsione di ulteriori 23 euro per le ditte individuali e di 120 euro per le società di diritti di segreteria.
In sostanza, si è passati dalla cifra ‘certa’ e una tantum di 50 euro, fissata in precedenza, ad una ‘incerta’, della quale nessun articolo della deliberazione fissa il tetto massimo.
|