Brevi introduzioni per spiegare il senso dell’iniziativa sono state fatte dal presidente di Confartigianato Silvano Pascolo, che ha rimarcato l’impegno dell’associazione sul fronte della formazione, ma anche degli imprenditori, dal responsabile dello Spsal della Ass 6 Carlo Venturini, che si è soffermato sulla necessità di lavorare evitando di farsi male, da Carmel La Bella, direttore della sede Inail di Pordenone che ha rimarcato il valore della cultura delle prevenzione; il titolo della relazione di Carlo Venturini, direttore dello Spsal, il Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro, mentre il responsabile dell’ufficio ambiente di Confartigianato, Fabio Veronese ha illustrato le novità contenute nel nuovo decreto sulla sicurezza del lavoro. Il momento clou è stato quello di Bruzio Bisignano, consulente e formatore aziendale in materia di prevenzione infortuni e igiene del lavoro, con “Emozioni a novembre: un quarto di secolo di nordest tra lavoro, salute e passione”. Un modo nuovo, provocatorio, a volte ironico, sempre graffiante, di parlare di lavoro e di sicurezza. Ricorda Newton e l’osservazione della mela che cade, Bisignano, prima di far comparire sul maxi schermo una lunga rassegna stampa che parla di morti sul lavoro a causa delle cadute dall’alto. E parlando delle leggi, l’esperto rimarca che nulla di nuovo c’è sotto il sole, dato che l’intera materia si basa sul codice Rocco, quando per la prima volta si codificò la responsabilità del datore di lavoro nel formare i propri dipendenti. L’unica novità vera «è che oggi è ben chiaro che tutti “devono” fare qualcosa. Il datore di lavoro deve formare, i dirigenti devono rendere edotti i lavoratori sui rischi presenti in ogni specifica attività, i preposti devono esigere che si osservino le norme di sicurezza, i lavoratori devono osservare le norme, usare i dispositivi di sicurezza, non rimuovere i dispositivi di protezione», ha chiarito. E della sua condanna Brisignano fa un esempio: «sono stato condannato perché non ho segnalato che l’azienda stava disattendendo delle norme», dimostrando così che anche l’omissione è perseguibile. Rispetto al testo unico sulla sicurezza del lavoro, «era ora che arrivasse! Era stato annunciato nel ’78, è stato approvato nel 2008ۚ». Dal tecnico un invito al politico e al legislatore affinchè «le carte siano semplici, brevi e comprensibili». E ricordando la recente tragedia dell’Abruzzo, Brusignano ha citato Bertolaso il quale ha rimarcato che «non sono i terremoti che uccidono, è l’uomo che uccide perché non costruisce come dovrebbe». Infine «bisogna fare formazione e prevenzione per tanti buoni motivi: perché lo impone la legge, perché non farlo costa, perché si lavora per vivere» e non per morire. In chiusura i Trigeminus hanno messo in scena 626, uno spettacolo cabarettistico ambientato in una fabbrica in cui la famigerata 626 è solo un numero.
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