Recepite, all’interno del cosiddetto “Decreto Salva-Italia” le richieste di Confartigianato in ordine allo smaltimento dei rifiuti pericolosi infettivi per le imprese del comparto del benessere.
Il Decreto legge 6 dicembre 2011 n. 201, convertito nella Legge 22 dicembre 2011 n. 214 prevede, infatti, che le imprese ed i lavoratori autonomi esercenti le attività di estetista, acconciatore, trucco permanente e semipermanente, tatuaggio e piercing che producono rifiuti pericolosi a rischio infettivo possono trasportarli, in conto proprio, per una quantità massima fino a 30 chilogrammi al giorno, sino all'impianto di smaltimento tramite termodistruzione o in altro punto di raccolta, autorizzati ai sensi della normativa vigente.
Di particolare importanza risulta la decadenza dell’obbligo di compilazione dei registri di carico e scarico dei rifiuti nonché dell'obbligo di comunicazione al Catasto dei rifiuti (tramite il MUD), che si intendono assolti attraverso la mera compilazione e conservazione, in ordine cronologico, di copia dei formulari di trasporto, già peraltro prevista dal Decreto Legislativo n. 152/2006.
“Accogliamo con grande soddisfazione” commentano il Presidente di Confartigianato Pordenone Silvano Pascolo e il funzionario della categoria degli Estetisti di Confartigianato Pordenone Lino Mazzarotto, “questo primo positivo riscontro all’impegno profuso dalla Confartigianato nei confronti della semplificazione in materia ambientale, sia pure limitatamente ad uno specifico ambito merceologico e relativamente ad una particolare tipologia di rifiuti pericolosi”.
Si continua a lavorare al fine di individuare le migliori soluzioni relativamente agli altri rifiuti prodotti, soggetti al Sistema di tracciabilità elettronica SISTRI, la cui data di avvio dell’operatività per le imprese fino a 10 dipendenti non potrà essere antecedente al giugno 2012.
“E’ una battaglia portata avanti con convinzione dalla nostra Associazione, aggiunge Mazzarotto, “e nei prossimi mesi continueremo a collaborare fattivamente con il competente ufficio confederale affinchè le imprese del benessere vengano definitivamente escluse da tali adempimenti”.
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