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L’artigianato pordenonese continua a crescere. Il saldo relativo alla nati-mortalità delle imprese è, infatti, positivo di 118 aziende. Sono state, nei 12 mesi, 678 le imprese artigiane che si sono iscritte all’apposito registro della Camera di commercio, mentre 560 è il numero di quelle che hanno cessato l’attività. Il tasso di crescita è quindi dell’1,45%.
Rimane preponderante la formula della ditta individuale, le società di capitale sono infatti 144 (47 neo-iscritte e 18 cessate), mentre le società di persone sono 2.178 (105 iscritte, 103 cessate), mentre le imprese individuali sono 5.775 (i movimenti hanno riguardato 525 iscrizioni a fronte di 438 cessazioni), le “altre forme” sono 11.
Nell’analisi per comparti, sono 2.518 le imprese artigiane che operano nel settore “industriale”, con una crescita in quello degli alimentari e bevande (+16 imprese); in calo quelle tessili (-8), delle confezioni di vestiario (-7). La crisi del legno-mobile-arredamento investe anche il comparto artigianale. 322 le imprese che operano nel settore dell’industria del legno, con 11 nuove aziende a fronte di 16 chiusure (-5 imprese); la fabbricazione di mobili e altre industrie manifatturiere (332 aziende, 15 iscritte ma 20 cessate). Stessa analisi per la fabbricazione di articoli in gomma (43 aziende attive, 4 iscrizioni, 7 cessazioni). Sostanzialmente stabile la fabbricazione e lavorazione prodotti in metallo (656 imprese, 42 nuove nate, 40 cessate); la fabbricazione di apparecchi meccanici (200 imprese, 14 nuove nate, 8 cessazioni); la fabbricazione di macchine e apparecchiature elettroniche (97 aziende, 6 iscritte e 9 cessate).
Si conferma il buon andamento dell’edilizia, comparto che vanta 2.982 imprese artigiane. 344 le nuove iscrizioni nell’anno, 208 le cessazioni.
La riparazione di autovetture e motocicli è stazionaria, 408 aziende, 14 iscritte, 15 cessate.
L’artigianato che commercia è in sofferenza. Quello all’ingrosso ha 8 imprese: nei 12 mesi si è registrata una iscrizione a fronte di 6 cessazioni. Il commercio al dettaglio ha 151 imprese, due iscrizioni e 11 cessazioni. La gestione artigianale di alberghi e ristoranti perde due imprese, il saldo è di 32.
Segno meno anche per il trasporto con 763 aziende iscritte: 40 le nuove imprese, 62 quelle che hanno cessato l’attività.
Tendenza inversa per l’informatica, 75 imprese, 16 iscrizioni e 8 cessazioni. Le “altre attività professionali” sono 265 con 18 iscrizioni e 15 cessazioni. Ed infine le “altre attività di servizi” vantano 702 imprese, 52 nuove iscrizioni e 36 cessazioni.
«In provincia di Pordenone – commenta il presidente dell’Unione degli artigiani e delle piccole e medie imprese, Silvano Pascolo – il trend rimane positivo e il dato è migliore della media nazionale, che si ferma all’1,08%». «Ed è anche – rileva il segretario generale, Maurizio Lucchetta – migliore di quello regionale. Il tasso di crescita delle imprese artigiane in Friuli Venezia Giulia è stato, infatti, nel 2003, dell’1,26% a fronte dell’1,45 del Friuli occidentale».
Ma l’analisi dev’essere più articolata «perché è evidente – spiega Lucchetta - che il nostro comparto mostra di risentire del protrarsi della congiuntura negativa». I segnali sono rintracciabili nei dati relativi alla nati-mortalità delle aziende operanti nel settore del legno-mobile e della meccanica. Anche il trasporto di merci, seppure in sostanziale tenuta, risente è della crisi, e quindi di un calo del traffico, ma anche della concorrenza in crescita, purtroppo anche quella “sleale”.
«L’artigianato – concludono dall’Unione – continua quindi ad offrire strade di sbocco a chi esce dalle grande imprese. Chi possiede abilità e conoscenze particolari tenta spesso, infatti, la sfida dell’imprenditoria. Ma dà anche risposte ai lavoratori in uscita dal circuito produttivo perché l’artigianato è anche occupazione». Considerazioni che si traducono «in un esplicito invito alla Regione – concludono Pascolo e Lucchetta – perché valuti sempre con grande attenzione il comparto dell’artigianato che, e lo dimostrano i dati di oggi, continua ad essere una grande risorsa per il Friuli Venezia Giulia».
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