Nel confronto in atto tra il governo e Confartigianato, l’associazione di categoria fissa i “paletti” per garantire un fisco più equo per le imprese.
L’obiettivo di Confartigianato è infatti quello di veder confermati gli studi di settore come strumento di equità, certezza e trasparenza in un rapporto tra fisco e contribuenti fondato su criteri che rispecchino e rispettino la realtà economica, evitando qualsiasi ostacolo di carattere pregiudiziale.
Da Confartigianato Pordenone parte un invito rivolto al governo che è il frutto dell’allarme degli imprenditori nei confronti dei cosiddetti “indici di normalità economica” introdotti, senza confronto con le organizzazioni di categoria, con la Legge Finanziaria 2007 che, anche per questo motivo, è stata contestata da Confartigianato durante la manifestazione di protesta organizzata a Milano il 25 novembre 2006.
A giudizio di Confartigianato Pordenone «gli indici costruiti autonomamente dal ministero possono non riflettere la realtà economica, come invece si prevedeva negli obiettivi del protocollo – rimarcano il presidente Silvano Pascolo e il direttore Giordano Frealdo -.
Hanno quindi un grado di definizione troppo grezzo: sono stati costruiti su 200 studi di settore e non con riferimento a 2000 cluster, cioè a sottoinsiemi di imprese appartenenti allo stesso settore che finiscono per non vedersi rispecchiati nella loro specifica realtà».
La preoccupazione segnalata è che l’ “asticella” dei redditi presunti sia stata portata troppo in alto e che si potrebbe invertire il rapporto tra imprese congrue e imprese non in linea con i parametri fissati dagli studi, con le seconde a sopravanzare di gran lunga le prime.
Una preoccupazione che presidente e segretario di Confartigianato Pordenone hanno più volte espresso ricordando come «lo scorso dicembre, quando tra associazione e governo è stato firmato il Protocollo, abbiamo compiuto un atto di responsabilità sugli studi di settore.
Ora però procediamo nel confronto per arrivare ad un’applicazione corretta degli indici di normalità e degli studi di settore in cui sono stati integrati. E’ necessario evitare ogni automatismo nelle verifiche in caso di disallineamento dagli studi. Gli indici devono essere utilizzati soltanto come spie di eventuali anomalie. E il contribuente deve essere messo nelle condizioni di confutare le potenziali irregolarità, senza dover necessariamente subire un accertamento». Quindi, Confartigianato continuerà a battersi «per ottenere studi di settore con indici più precisi, più equi e selettivi e soprattutto elaborati con la partecipazione delle categorie imprenditoriali interessate. Ma anche per avere un contraddittorio più equilibrato tra contribuenti e amministrazione finanziaria e per ottenere dall’amministrazione la banca dati sugli studi, altro impegno assunto nel Protocollo d’intesa siglato a dicembre 2006».
|