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AL LAVORO PEDALANDO...
Alle biciclette “attrezzate” su misura per l’arrotino, il panettiere, il vigile del fuoco, il contadino… è stato dedicato il CALENDARIO 2009 DI CONFARTIGIANATO


AL LAVORO PEDALANDO...<BR>
Alle biciclette “attre

Erano i tempi in cui le auto erano poco più che un prototipo quando la necessità aguzzò l’ingegno degli artigiani. E la bicicletta, inventata nell’800 e successivamente rielaborata, ridisegnata, modernizzata, era essa stessa un “lusso” per pochi. Ma fu la due ruote il primo, veloce, mezzo per le consegne del XX secolo, in particolare tra gli anni 40 e 60. Dire che venne attrezzata per i suoi diversi impieghi è persino riduttivo.

Venne “plasmata” per racchiudere in una gabbia di metallo il tubo da collegare all’idrante in dotazione ai Vigili del fuoco. Su quelle due ruote c’erano spazi creati apposta per conservare il casco, per appendere la campana d’ottone, per metri e metri di tubo ripiegato, e pure per un fanale fuori dall’ordinario. Anche il negoziante, il piccolo rivenditore dal quale si acquistavano la pasta, il riso, il sale a peso, e che garantiva il rifornimento di bombole di gas alle famiglie e alle loro prime cucine a gas, si muoveva in bicicletta. Ovviamente una bici attrezzata: aveva un particolare “portaoggetti” sopra la gomma anteriore, in grado di bloccare la pesante bombola da consegnare. Le fabbriche di bici dell’epoca avevano studiato modelli particolari per utilizzi altrettanto specifici.

Questa bici, come quella del maniscalco, avevano un telaio da “uomo” ma montavano le gomme tubolari delle biciclette da donna, più larghe di quelle in dotazione agli esemplari destinati agli uomini, e quindi in grado di reggere un peso maggiore. Il postino ancora oggi, a volte, gira in bicicletta. Ma quanto più ordinata quell’antica due ruote con agganciata al telaio posteriore la borsa per i telegrammi, e sul portapacchi anteriore la più voluminosa sacca per la posta ordinaria. In perfetto equilibrio stava la bici del panettiere, con due capienti cesti di vimini posizionati sopra le due ruote. E quanta fragranza dal quel profumato carico che transitava nelle vie del paese.

Una vera e propria “bottega” su due ruote la bicicletta dell’arrotino, con tutto il necessario per affilare lame e riparare ombrelli. Era dotata di un particolare supporto ed anche di una catena agganciata ai pedali in modo tale che, una volta assicurata la bici sul cavalletto, i pedali potevano servire per far girare la mola. Conclusa l’attività, la catena in verticale veniva sganciata e ai pedali si ricollegava quella della marcia.

Chi oggi ha passato gli anta, come può non ricordare lo scampanellio o l’inconfondibile suono di trombetta del carrettino del gelataio? Unico per forma e contenuti, con le sue tre ruote e il frigo artigianale che conservava intatto il delizioso gelato, ero l’appuntamento delle giornate d’estate. I carrettini uscivano così allestiti dalle fabbriche, uno speciale triciclo a barchetta con telaio in metallo e rivestimento in legno. All’interno di quella che ricorda la prua di una nave, c’era lo spazio per il ghiaccio e per i sacchetti di sale che venivano posti attorno ai due contenitori in metallo pieni di gelato, per mantenere il più a lungo possibile la temperatura. Sopra i due fusti in metallo c’era il coperchio: i primi di legno, più avanti di metallo.

Accanto un altro piccolo contenitore per gli strumenti tipici del gelataio, speciali cucchiai in grado di formare palline di panna o di cioccolata, e un cestino slava-freschezza dove conservare i coni. Immancabile poi l’ombrellone, infilato anch’esso in uno speciale foro della “nave”, la trombetta sul manubrio oppure una campanella d’ottone per richiamare l’attenzione dei bambini.

Di necessità virtù faceva il contadino che nella bicicletta trovava un posto per ogni suo attrezzo, dal rastrello alla falce, comprendendo anche il cesto per il frugale pasto da consumare nei campi. Anche il maniscalco aveva trovato il modo per portare con sé, legata al portapacchi, la cassetta degli attrezzi. Particolare la sua bici, costruita in modo tale da poter sostenere il peso degli arnesi del mestiere: telaio maschile ma gomme tubolari tipiche delle bici da donne.

Il sacerdote anticipò le esigenze delle donne installando sul telaio le particolari protezioni che impedivano, alla veste, di impigliarsi nelle ruote in movimento. Telaio femminile per il parroco, ma con ruote da bici maschile, più strette e quindi in grado di procedere più velocemente. Altri tempi, altre necessità, ma lo stesso ingegno di chi, ieri come oggi, va al lavoro pedalando.

«Le immagini di questo calendario – spiega il presidente di Confartigianato Pordenone, Silvano Pascolo - riproducono esemplari di biciclette d’epoca che sono patrimonio della collezione, costruita in anni di paziente ricerca e grande passione, di Emilio Zoccarato, al quale va il nostro ringraziamento».

Il Calendario sarà a disposizione degli artigiani presso la sede di via dell’Artigliere a Pordenone. Ricordiamo che la collezione di bici d’epoca di Emilio Zoccarato viene custodita nella casa “Cortile ‘900, Casa Zechin” a Maniago Libero ed è visitabile su richiesta.

Centrotrenta gli esemplari delle più originali due ruote fabbricate dall’inizio alle fine del ‘900, che costituiscono una testimonianza del nostro passato.

Copia del Calendario 2009 è a disposizione degli artigiani presso la sede di via dell’Artigliere a Pordenone.

 

 






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