«Accade spesso in questo Paese che buone idee trovino cattiva applicazione, e lo diciamo noi che da tempo, stiamo spingendo per requisiti di professionalità come discriminante per iscrivere alla Camera di commercio le nuove imprese edili. Nel caso specifico parliamo degli operatori del restauro, ovvero di coloro che sono in grado di eseguire interventi di manutenzione, recupero e ripristino di manufatti storici – spiega Claudio Dorigo, capo categoria degli edili di Confartigianato Pordenone e presidente dei costruttori di Confartigianato nazionale. Il ministero dei Beni Culturali ha deciso di legiferare sulle caratteristiche degli operatori di questo settore che intervengono su beni culturali mobili e superfici decorate di beni architettonici, introducendo l’obbligo di avere almeno uno di questi parametri: - diploma rilasciato dall’Istituto centrale del restauro di Roma o dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, - corsi specifici organizzati dalle Regioni; - documentazione dell’esperienza fatta sul campo. Fin qui non ci sarebbe nulla da obiettare, se per il requisito dell’esperienza documentata non si chiedessero 8 anni di attività svolta sotto la direzione della Soprintendenza con regolare esecuzione certificata dell’autorità preposta dei beni, ma non partendo dal 2009 e andando indietro di 8 anni, bensì partendo dal 2001, e retrocedendo di 8 anni. Ci chiediamo – prosegue Dorigo – il perché di questa decisione. Ci sono imprenditori artigiani che operano in questo settore che hanno anche più di 8, 10 anni di esperienza e all’attivo molti interventi realizzati sotto la guida della Soprintendenza, ma nonostante ciò, non avrebbero gli 8 anni nell’arco di tempo richiesto dal provvedimento». Il capo categoria degli edili teme, inoltre, che questo provvedimento possa estendersi «anche alle imprese edili artigiane, e anche qui ce ne sono diverse sul nostro territorio, che si sono specializzate nel restauro di edifici storici, lavorando su beni vincolati dalla Soprintendenza e quindi con la loro supervisione. Non tutte però – sottolinea Dorigo – rientrerebbero nei requisiti previsti dalla suindicata normativa». Da qui la richiesta che Confartigianato ha rivolto al Ministero perché riveda questi requisiti, conservando certamente la necessità di documentare l’attività svolta per qualificare le imprese come “restauratrici”, ma individuando un arco temporale coerente con la data in cui il provvedimento viene emanato. «Questo per il passato, per quel che riguarda il futuro – conclude Dorigo – concordiamo sulla necessità di una formazione adeguata dei nuovi imprenditori». Confartigianato Pordenone invita le imprese di questo specifico settore a mettersi in contatto con il sig. Ruben Levi della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Friuli Venezia Giulia, Piazza Libertà 7, Trieste, tel. 040 4194806, fax 040 4194820, e-mail: ruben.levi@beniculturali.it per la documentazione necessaria alla presentazione al Ministero dei Beni Culturali delle domande di qualificazione come restauratore, ricordando che, in assenza di modifiche, il provvedimento entrerà in vigore entro la fine dell’anno.
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