«La proroga dell’entrata in vigore delle nuove norme in tema di restauro offre al ministero e al Governo l’opportunità di riflettere sulla materia e il tempo per riscrivere un provvedimento che, così com’è formulato, continua a generare confusione e a danneggiare le imprese». Lo sostiene Claudio Dorigo, Presidente nazionale dei costruttori edili di Confartigianato Nazionale-Anaepa, nel reiterare la richiesta di «riscrivere il provvedimento evidenziando i diversi ruoli, competenze e responsabilità di tutti i diversi soggetti». Così come varata dal ministero «può essere utile per individuare le figure professionali dei tecnici, diplomati o laureati in tecniche di restauro, ma non certamente all’impresa artigiana, che viene posta in secondo piano rispetto alla “figura qualificata del restauratore di beni culturali”, mentre è colei che materialmente svolge il lavoro. La nostra volontà – prosegue il presidente nazionale della categoria – è quella di avere imprese qualificate, e per farlo occorre una norma che definisca l’impresa e riconosca le sue qualifiche. Una norma specifica e diversa da quella pensata per la figura del professionista-progettista. Su questo chiediamo al ministero un confronto utile a mettere a punto un regolamento riservato alle imprese esecutrici delle opere che si qualificano come “imprese di restauro di beni sottoposti a tutela della soprintendenza”». Secondo Dorigo «bisogna partire da una netta distinzione tra: chi fa il progetto (figura professionale), chi esegue il lavoro (impresa), chi è il committente. «I lavori progettati dalla figura del professionista restauratore devono essere eseguiti dall’impresa sotto la responsabilità e il controllo della committenza, ovvero la soprintendenza – rimarca Dorigo – assegnando ad ogni figura un proprio ruolo definito da una precisa normativa che regolamenti le diverse responsabilità». E’ evidente che le imprese che si candidano all’esecuzione di interventi di recupero e restauro di beni artistici, «devono dimostrare di possedere determinati requisiti – concorda il presidente dei costruttori di Confartigianato – necessari allo svolgimento di quel particolare lavoro. Tra i requisiti è possibile prevedere la presenza di un tecnico qualificato, mentre l’iscrizione alla Camera di commercio dovrebbe specificare questa particolare specializzazione dell’impresa avendo acquisito la documentazione utile a dimostrare il “saper fare” in tema di restauro e quindi di avere i requisiti per svolgere quel genere di intervento. Una sorta di “qualificazione”, dunque, al pari della Soa, che certifichi l’esperienza e le capacità tecniche necessarie».
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