«Decisamente non siamo d’accordo. Il decreto legge che stabilisce le modalità di idoneità alla qualifica di restauratore a nostro avviso deve essere modificato, perché i criteri di selezione per l’accesso alla prova di idoneità previsti dall’attuale sistema non permettono agli artigiani ne di far valere i titoli formativi ne l’esperienza lavorativa finora acquisiti». E’ la posizione di Confartigianato Pordenone espressa dal presidente Silvano Pascolo e, dal vice, nonché presidente nazionale dei costruttori di Confartigianato, Claudio Dorigo, in riferimento alle nuove regole che disciplinano l’accesso all’elenco delle imprese che operano nel settore del restauro. «Pur condividendo la scelta di introdurre una regolamentazione del settore, temiamo che con questo provvedimento, verranno estromessi dal mercato numerosi professionisti che, in questa provincia, hanno iniziato a lavorare o hanno concluso i loro studi in restauro tra il 2001 e il 2008, e non sarebbero ammessi alla prova. Per questo motivo ci stiamo battendo – rimarcano Pascolo e Dorigo - affinché i criteri più penalizzanti introdotti recentemente vengano modificati, e sia permesso a quanti fino ad oggi hanno operato nel settore, di dimostrare le proprie capacità professionali. A tal proposito abbiamo già preso contatti con i rappresentanti della Regione per un incontro chiarificatore, mentre a livello nazionale abbiamo chiesto al Ministero di tutelare questo settore, che ha molte potenzialità, ma anche di valutare il momento di crisi che stiamo vivendo e quindi di aprire l’accesso alla prova a più lavoratori rivedendo i criteri di certificazione richiesti». Oggetto del contendere è la decisione del Ministero di definire requisiti precisi e vincolanti per l’iscrizione delle imprese che possono operare avvalendosi della qualifica di “restauratori”. Nulla da obiettare, ovviamente, nel merito, «Noi da tempo stiamo spingendo per i requisiti di professionalità come discriminante per iscrivere alla Camera di commercio le nuove imprese edili, che oggi possono esercitare senza avere alle spalle ne informazione ne esperienza», rimarca Dorigo. Sottolinea Confartigianato Pordenone, che nel caso in cui le imprese non si avvalgano di professionisti del restauro diplomati in uno degli Istituti riconosciuti dal decreto legge, si valuta l’esperienza maturata dalle stesse nell’esecuzione di interventi, sotto la supervisione della Soprintendenza alle Belle arti, che deve essere di almeno otto anni alla data del 16 dicembre 2001. «Il problema dunque è, che non si considerano gli otto anni antecedenti il 2009, che è l’anno in cui le nuove norme entrano in vigore, bensì 8 anni consecutivi retrocedendo dal 2001, quindi il periodo 2001-1993.Paradossalmente, ad esempio, possono esserci, e in provincia ce ne sono, imprese che hanno 15 anni di esperienza nel settore, ma vengono escluse perché hanno iniziato nel ’94». Confartigianato Pordenone si è quindi rivolta ai rappresentanti della Regione affinché intervengano presso il Ministero chiedendo la revisione dei requisiti, individuando un arco temporale coerente con la data in cui le nuove norme entrano in vigore, prorogando la data di scadenza per la loro presentazione.
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