«.Quest’anno il calendario dell’artigianato, che è giunto alla 9° edizione, prende in considerazione il restauro delle opere d’arte, una delle più nobili espressioni dell’artigianato perché vissuta ai confini con l’arte – spiegano il segretario generale dell’Unione, Maurizio Lucchetta, il capo categoria restauratori Renato Portolan e il presidente Silvano Pascolo -. Pensiamo di avere fatto una buona scelta riproponendo icone di questo calendario alcuni stemmi, fregi e particolari di affreschi dei palazzi della Contrada maggiore, che è stata la matrice dell’intera città di Pordenone».
E’ un paziente lavoro di valorizzazione quello che continua con questa iniziativa dell’Unione degli artigiani e delle piccole e medie imprese della provincia di Pordenone. L’attività di restauro artistico e architettonico che ha interessato e sta interessando tutt’oggi il nostro territorio, ha visto nel dibattito sulla ricostruzione scaturito all’indomani del terremoto del 1976, il punto di partenza per lo sviluppo di una coscienza e di una cultura materiale della conservazione, della manutenzione e del ripristino. «Non a caso la nostra regione si è dotata di una scuola di restauro a Villa Manin nel 1976 e nel 19798 del primo corso di laurea in Conservazione dei Beni culturali presso l’Università di Udine».
Diverse sono le iniziative che questa associazione ha promosso e sostenuto nel corso degli anni, dal sostegno alla istituzione di un albo professionale dei restauratori, l’aver contribuito a far affermare una volontà di restauro che, nel 1984, grazie anche alla sensibilità dell’amministrazione comunale, ha lanciato il progetto “Facciate dipinte”.
Nel corso degli anni è rifiorito un patrimonio fatto non solo di intonaci, stucchi, marmorini ed affreschi, ma anche di dipinti, cornici, sculture lignee, mobili e arredi lignei, manifatture in metallo, tappeti e tessuti. Un patrimonio che pur on raggiungendo spesso il livello di opera d’arte, resta comunque un oggetto artistico di forte valenza culturale, a testimonianza di un’epoca, di una fede, di un costume: ossia del nostro passato.
«Per una città industriale come Pordenone, che non si può certo definire una città d’arte, abbiamo sempre cercato di prestare attenzione anche alle questioni prettamente estetiche – rilevano Lucchetta, Portolan e Pascolo -. Così abbiamo, nella nostra associazione, un gruppo importante di restauratori nel settore degli affreschi, del legno, della pietra, del recupero edilizio. Il gruppo pittori-decoratori da anni sta affinando la sua capacità attingendo anche a supporti formativi di livello europeo, Basti citare i corsi su marmo, mosaico e legno, attività svolta in simbiosi con l’ambiente per cui tracce del lavoro dei nostri artigiani sono state lasciate al Cro di Aviano, nel palazzo della Regione, in Fiera, ecc. Come non ricordare il rifacimento del Nobile Interrompimento e delle due porte, la Porta Forlana e quella della Tossina, in occasione del Capodanno del terzo millennio. Pensiamo – concludono di avere fatto una buona scelta riproponendo in questa occasione stemmi e fregi della Contrada Maggiore», anch’essi simbolo d’arte e della nostra memoria.
Per chi non avesse anche provveduto, ricordiamo che è disponibile, per gli associati, copia del calendario 2004 realizzato dall’Unione degli artigiani e delle piccole e medie imprese della provincia di Pordenone con il contributo della Camera di commercio, ed è ritirabile presso la sede di Pordenone o gli uffici mandamentali. L’iconografia scelta per il 2004 recupera anch’essa parte della storia dell’artigianato, della città e della provincia. Vengono infatti riproposti alcuni stemmi, fregi e particolari di affreschi dei palazzi della Contrada Maggiore di Pordenone.
|