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LAVORI USURANTI: NO A PENALIZZAZIONI PER AZIENDE E LAVORATORI AUTONOMI

E’ inaccettabile l’esclusione dei lavoratori autonomi dai benefici previdenziali previsti per i lavori usuranti. Si tratta di una discriminazione che presenta profili di dubbia legittimità costituzionale. Inoltre lo schema di decreto presenta molte criticità che si ripercuotono sui datori di lavoro che sono soggetti a sanzioni onerose laddove la documentazione per dimostrare l’esistenza del beneficio previdenziale dovesse risultare non idonea. Non si possono superare difficoltà di applicazione della normativa trasformandole in responsabilità e oneri aggiuntivi per le aziende.

Lo dichiara Silvano Pascolo, presidente di Confartigianato Pordenone, dopo le anticipazioni sullo schema di Decreto legislativo in materia di accesso anticipato al pensionamento per gli addetti a lavorazioni particolarmente faticose e pesanti.

Si contesta la disparità di trattamento tra lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi. «Non si capisce perché alcune attività vengono definite usuranti se sono svolte da lavoratori dipendenti mentre tali non sono considerate se ad esercitarle è un lavoratore autonomo – rimarca Pascolo -.

Eppure nei settori privati inclusi nella lista del decreto, ogni 100 dipendenti troviamo 49 imprenditori che svolgono le medesime mansioni usuranti del dipendente».

Pascolo chiede che venga ripristinato quanto previsto nelle precedenti riforme del sistema pensionistico obbligatorio e complementare, estendendo le norme sui lavori usuranti anche ai lavoratori autonomi.

Tra le criticità del provvedimento, il presidente di Confartigianato Pordenone fa rilevare anche l’esclusione di importanti settori come l’edilizia e l’autotrasporto merci. «Come si può pensare – sottolinea - che l’attività di autotrasportatore di merci sia meno faticosa rispetto a quella di un dipendente alla guida di un mezzo pubblico?».






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