«L’impennata record dei prezzi dei carburanti, seguita al divampare della crisi politica in Libia e nel Medio Oriente, rischia di travolgere non soltanto gli autotrasportatori ma il sistema Italia nel suo complesso, peraltro non ancora uscito dalla crisi economica globale del 2008. Si rischia un effetto moltiplicatore». E’ l’allarme lanciato dai trasportatori di Confartigianato Pordenone che hanno raccolto le gravi preoccupazioni espresse da UNATRAS, l’organizzazione che a livello nazionale è costituita da Confartigianato Trasporti, CNA FITA, FAI, FIAP L., SNA/CASARTIGIANI, UNITAI. «Alla variabile internazionale – sottolinea Liberale Presot, capo categoria delle imprese artigiane di trasporto pordenonesi - si aggiunge quella speculativa dei mercati finanziari, ancora più grave e che riteniamo assolutamente inaccettabile. Nel picco del luglio 2008, con un prezzo di quasi 150 dollari al barile, pagavamo per la benzina 1,528 euro per litro; oggi ce ne chiedono altrettanti (precisamente 1,524) ma con il barile a 104 dollari (per il gasolio la differenza è risibile, 0,11 centesimi- da 1,52 a 1,41 euro/l)». Evidentemente i conti «non tornano. Le scorte, in realtà, appaiono agli osservatori più che sufficienti per il fabbisogno mondiale. Dunque sono le manovre speculative sulle quantità già stoccate nei mesi scorsi a provocare i paurosi aumenti a cui assistiamo oggi. Infine, la nostra tassazione nazionale dei carburanti risulta essere per imprese e cittadini una delle più pesanti in Europa, al di là di iniziative e proposte comunitarie.» «Auspichiamo – conclude Presot - che il Governo, al fine di non vanificare quanto di buono fatto a favore dell’autotrasporto con le misure contenute nel Milleproroghe, si attivi subito con un piano per arginare la situazione, intervenendo sulle accise e diminuendo sul breve periodo il prezzo al litro del carburante, come peraltro già fatto in passato. Ciò consentirebbe peraltro un più che legittimo allineamento dei prezzi italiani a quelli europei».
|