«La sofferenza delle imprese piccole e medie, soprattutto di quelle che lavorano per il mercato interno, ha raggiunto soglie di non sopportabilità. Sono a rischio l’occupazione e la tenuta del sistema produttivo. E’ evidente per tutti che con una pressione fiscale che nel 2014 raggiungerà il 44,9% del Pil la competitività del Paese è a rischio. Se poi gli enti locali dovessero recuperare i tagli ai trasferimenti attraverso le addizionali Irpef le cose andrebbero di male in peggio», è la considerazione di Silvano Pascolo, presidente di Confartigianato Pordenone.
«Insieme alla semplificazione dei tributi e dei relativi adempimenti, una fiscalità a misura di piccole e medie imprese deve essere orientata a incentivare la fedeltà fiscale, la capitalizzazione e l'efficienza dell'attività produttiva. Va, quindi, costruita una tassazione proporzionale per i redditi prodotti e lasciati in azienda ed una tassazione agevolata per chi raggiunge performance di reddito migliori.
E’ troppo pesante la differenza tra la pressione fiscale ufficiale calcolata dall’Istat e la pressione fiscale effettiva che risulta dal rapporto delle entrate con il Pil depurato dall’ammontare dell’economia sommersa.
Nel 2009 – rimarca Pascolo - la pressione fiscale misurata dall’Istat è risultata del 43,1%, ma la pressione fiscale effettiva, misurata su coloro che pagano le imposte, è stata di circa il 52%. Nessun Paese avanzato e industriale può sopportare un carico del genere senza soccombere».
«Per questo la riforma fiscale è in cima alla lista delle nostre richieste insieme alla riduzione della spesa pubblica, alla riforma delle pensioni, alla cessione del patrimonio pubblico, al varo delle liberalizzazioni e delle semplificazioni.
Un obiettivo vitale per l’economia. Dobbiamo ridurre, gradualmente ma sensibilmente, il carico fiscale sul lavoro e sulle imprese. Solo per questa via il Paese potrà battere la recessione e tornare a crescere».
«La riforma fiscale è una delle condizioni per il rilancio della capacità competitiva delle imprese, la migliore cura per ridurre il cuneo fra la retribuzione netta e il costo del lavoro. Il potere d’acquisto ai lavoratori e alle famiglie va restituito, non depresso con ulteriori aumenti dell'Iva». «I debiti con il fisco, ovviamente, devono essere pagati – prosegue Pascolo -. Ma è altrettanto evidente che il sistema, così come strutturato, mette a disposizione di Equitalia molti strumenti per acquisire i patrimoni visibili dei contribuenti, a fronte di poche o inesistenti cautele per evitare la chiusura dell’impresa.
Per questo motivo è fondamentale trovare un punto di equilibrio tra l’interesse dell’Erario e quello delle imprese a far fronte all’impegno finanziario.
In altre parole dobbiamo lavorare con Equitalia soprattutto in due direzioni: arginare il ritmo di incremento del debito nel tempo e introdurre il principio della sostenibilità della rata».
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